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Con l’Alzheimer… uscire si può!

L’Alzheimer non è una malattia contagiosa. Questa è una delle certezze che abbiamo intorno a questa patologia per molti versi ancora misteriosa, per il momento.

Dunque, con l’Alzheimer uscire si può! Uscire, passeggiare, incontrare persone non peggiora certo i sintomi della malattia di Alzheimer. Al contrario!

Una delle condizioni maggiormente pesanti di chi ha sintomi di demenza è l’isolamento. È ben vero che talvolta le stesse persone con Alzheimer tendono a auto-isolarsi, timorose di mostrarsi fragili e inadeguate, soprattutto nelle prime fasi della malattia. E tuttavia è importante considerare che l’isolamento è esso stesso una condizione patologica che genera patologie.

Restare chiusi in casa significa non muoversi, spesso stare sul divano inerti, tutti i muscoli rilassati, il sistema cardiocircolatorio rallentato, l’ossigenazione scarsa. È assolutamente necessario superare il senso di inadeguatezza e la vergogna che costringono in casa, e per questo un caregiver attento saprà incoraggiare chi è nelle sue cure ad uscire, e nel contempo risparmiargli lo stress eccessivo. Quando si incontra qualcuno che non conosce lo stato di chi accompagna il caregiver saprà infatti, con molto tatto e con un sorriso tranquillo, indicare all’altro che chi assiste ha qualche difficoltà, di memoria o di parola.

Uscire, avere una vita sociale, entrare in relazione, camminare, passeggiare. Sono tutte azioni di benessere, per il malato e per chi se ne prende cura. Sono tutte azioni di cura. L’Alzheimer, si sa, non ha farmaci che guariscono, che fanno cessare la progressiva diminuzione funzionale e cognitiva. Si sa del pari che tra le cure che aumentano il benessere e diminuiscono il malessere, si annoverano le inestimabili cure che una giornata di sole e di incontri lievi offrono gratuitamente.

Come per tutti una vacanza nei luoghi preferiti è un momento di cura, di riposo da una routine talvolta noiosa, così, anzi ancor di più, lo è una vacanza anche breve per chi è ammalato di una malattia degenerativa come l’Alzheimer. Certo, per un o per una ventenne partire significa prendere con sé poche cose e preoccuparsi di ben poco. Per altri, in condizioni di fragilità, partire significa prendere con sé molte cose, ponderare bene la meta, preoccuparsi anche di possibili momenti poco felici. E tuttavia questo non deve impedire – sino a che è possibile – il partire, per andare al mare o in montagna, con tutti gli aspetti positivi che una vacanza offre: cambiare aria, sperimentare nuovi ritmi, conoscere nuovi amici. Sono queste esperienze che, quando la malattia sarà progredita, potranno essere ricordate con piacere, anche se forse solo da chi si è preso cura della persona con Alzheimer.

Tra gli aspetti assolutamente positivi, passeggiate e brevi vacanze potranno vedere diverse generazioni di una famiglia trascorrere momenti gioiosi insieme. I nonni, di cui uno con Alzheimer, potranno stare al mare o in montagna con figli e nipoti. Forse gli orari di ciascuno saranno diversi, forse si starà tutti insieme sulla spiaggia più brevemente, forse una escursione dovrà vedere tappe di durate differenti, eppure ritrovarsi insieme dopo, la sera, sarà un momento di incommensurabile valore. Così come, a malattia avanzata, sarà prezioso poter guardare le fotografie e ricordare momenti sereni.

Dunque, con l’Alzheimer uscire si può, si deve, che sia per una passeggiata quotidiana o per una breve vacanza.

Per approfondire: An Swerts & Eline Lindenhuizen “Non ricordi nonnino?” – una delicata storia sulla demenza a esordio precoce Edizioni Clavis : si tratta di una storia emozionante per bambini dai 6 anni in su, seguita da informazioni, una intervista di un esperto e testimonianze di persone con demenza e di familiari.

Foto: Pixabay

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